Francesca Pastore riesce sempre a stupire dimostrando un grande senso di adattabilità anche verso tematiche che non appartengono al "suo mondo" artistico, riuscendo a trasmettere forti sensazioni senza rinunciare a quella sottile elegia che la contraddistingue. L'opera nasce da uno studio di Amnesty International.

L'opera dal titolo in punta di piedi è costituita da due grandi pannelli che si completano a vicenda e ci conducono nella lettura del messaggio. Sulla sinistra la Pastore ha graffiato, come su un muro, decine di nomi di donne sottoposte ad abusi, provenienti da gran parte del globo, sottolineando in questo modo una drammatica realtà diffusa a livello mondiale. Sulla destra diveniamo spettatori di un tragico avvenimento: una donna si è appena tolta la vita, impiccandosi.

Nonostante la tematica sia cruda e violenta, sia con l'utilizzo di una gamma cromatica ottenuta con colori tenui, pastello, sia facendo solo intuire il dramma della morte della donna, riesce a condurre lo spettatore in maniera non aggressiva, ma velata, verso una riflessione che riguarda le migliaia di vittime prigioniere di sbarre celate da mura domestiche. Lo stesso titolo rivela il triste destino di tutte quelle donne che si abbandonano alla morte silenziosamente, in punta di piedi, come se non volessero disturbare o renderci partecipi di un dolore e di un disagio così profondi da condurle verso la distruzione del proprio corpo e della propria anima.

Cinzia Minuti Innocenti

TESTI CRITICI
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